progetto fotografico


E poi non sai più chi sei.
E poi non vuoi che gli altri sappiano  davvero chi sei.

E la maschera non ti limiti a indossarla, no, perché diventi tu stesso una maschera.

Non sei tu quando parli con tua moglie. Non sei tu quando giochi coi tuoi figli e non godi dei loro sorrisi, dei loro passi avanti in questo mondo che tu odi e dal quale ti nascondi. Non sei tu a lavoro.

Sei una maschera e tutta la normalità di una vita serena è un cappio.

Una maschera che protegge e allo stesso tempo intrappola.
Protegge dai giudizi e intrappola nella paura di non poterne uscire più.

E ti allontana dagli altri.
Gli altri. Chi dovresti proteggere; chi dovrebbe proteggerti.

Gli altri che non capiscono.
Meschini, distanti, duri. Mentre tu sei nel baratro.

Perché non mi danno semplicemente da bere invece di volermi salvare? Invece di trattarmi male? Invece di giudicarmi? Perché non mi credono?

Ne posso uscire. Posso uscirne senza di loro, che non capiscono. Non capiscono niente. Stupidi.

Stupide persone semplici che mi amano troppo e non mi lasciano andare.

Ma vogliono salvare me o la maschera?
I loro occhi, che mi hanno visto senza, che mi hanno visto così, debole e mortificato, cosa vogliono ancora vedere?

Me o la maschera?
Cosa vogliono salvare?
Vogliono davvero salvarmi?